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26 Gennaio 2012 - L'agenda di Bersani per le riforme

Abbiamo davanti un anno arduo e non semplice da interpretare. Vale forse la pena di "progettarlo" un po', togliendo di mezzo un eccesso di fatalismo. Vorrei cominciare con qualche prima idea.

1. La scena si apre sull'Europa. Fino ad ora le decisioni sono state deboli. L'agenda da qui a marzo di per sé non rassicura. Nelle opinioni pubbliche è ancora dura come il marmo quell'ideologia difensiva e di ripiegamento che le destre europee hanno coltivato, ricavandone inutili vittorie, e che i progressisti non hanno potuto o saputo contrastare, ricavandone larghe e dolorose sconfitte.

Inutile illudersi. O si mette in comune rapidamente e seriamente la difesa dell'Euro (vincoli di disciplina, strumenti efficaci e condivisi contro la speculazione e per la crescita, politiche macroeconomiche coordinate) o sarà il disastro. Se davvero l'Italia è troppo grande sia per fallire che per essere salvata, allora è troppo grande anche per stare zitta.

È tempo che ciascuno di noi faccia la sua parte in Europa; il Partito Democratico sta lavorando per la piattaforma comune dei progressisti europei. Ma è tempo anche di fare qualcosa assieme, qui in Italia. Governo e forze politiche possono determinare una posizione nazionale. Il Parlamento (che non esiste solo in Germania!) può articolarla e assumerla. Il nostro Presidente del Consiglio può interpretarla e gestirla al meglio. Le idee ci sono e vedo su di esse la possibilità di una larga convergenza.

Il biglietto da visita delle nostre idee in Europa potrebbe essere così concepito: noi continueremo le nostre riforme e ci riserviamo ogni ulteriore iniziativa per rafforzare la nostra credibilità. Ma non faremo più manovre. A chi raggiunge il 5% di avanzo primario che cosa altro si può chiedere? Nel caso, nessuno pensi di trattarci come la Grecia. Come si diceva, siamo troppo grandi e quindi parecchio ingombranti. Se ne tenga conto.

2. Torniamo qui ai nostri compiti. Salvare l'Italia significa, al concreto, contrastare la recessione, produrre crescita e occupazione, dare una prospettiva alla nuova generazione. Salvare l'Italia è possibile solo se cambiamento e coesione si danno la mano. Se coesione e cambiamento diventassero un ossimoro, non ci sarebbe speranza.

L'azione di governo deve dunque possedere un metodo fondamentale e un fondamentale messaggio. Quanto al metodo, emergenza e transizione pretendono una forma particolare di dialogo sociale tale da sollecitare partecipazione e corresponsabilità, salvaguardando comunque la decisione tempestiva. Si può fare e, a parer mio, si deve fare.

Ma voglio sottolineare in particolare il metodo politico. Il Governo troverà la sua forza in un rapporto stabile, permanente e ordinato con i Gruppi Parlamentari; un rapporto da allestire anche nella fase ascendente delle decisioni. Si parli di mercato del lavoro, o di liberalizzazioni, o di politica industriale, di pubblica amministrazione, di immigrazione, di Rai e di cento altri temi, esistono in Parlamento, da ogni lato, idee inevase da anni e non necessariamente divisive.

Dica il Governo il suo piano di lavoro, raccolga dal Parlamento orientamenti e idee e avanzi quindi le sue decisioni e le sue proposte. Noi non pretendiamo il cento per cento di quel che faremmo, e così sarà per gli altri. Ma la trasparenza e la chiarezza servono a tutti. Quanto al messaggio fondamentale, se nell'emergenza è in gioco il comune destino del Paese, si deve innanzitutto promuovere un'idea di comunità degli italiani. Ci si ricordi allora che la solidarietà è la materia prima di una comunità, è ciò che la distingue da una accozzaglia anarchica di interessi.

Se vogliamo farcela, tutti assieme, i riflettori vanno dunque puntati su chi è più in difficoltà. Bisogna predisporre l'aiuto a chi sta vivendo e vivrà le condizioni più difficili, come l'assenza di lavoro, l'insufficienza di reddito o una disabilità abbandonata. Su questo, non ci siamo ancora. Occorre fare di più, cominciando col cancellare qualche inutile asprezza di alcune misure già adottate che suscitano un giusto risentimento.

3. La grande parte delle forze politiche e parlamentari si dichiarano interessate e disponibili ad una iniziativa di riforma delle Istituzioni e della politica. Il Presidente della Repubblica la sollecita autorevolmente. È evidente che un simile percorso significherebbe stabilità per il Governo e maggiore credibilità della politica e delle Istituzioni nella prospettiva della nuova legislatura.

Sto parlando della già avviata adozione di parametri europei nei costi della politica, di riduzione del numero dei Parlamentari, di riforma del bicameralismo, di radicale aggiornamento dei regolamenti parlamentari e, alla luce delle prossime decisioni della Corte, di riforma elettorale. Su tutto questo esistono proposte e appaiono possibili convergenze significative.

Si intende fare sul serio? Intendiamo davvero passare dalle parole ai fatti? Questo pronunciamento tocca innanzitutto ai segretari dei partiti, ovviamente non solo a quelli che hanno votato la fiducia al Governo, ma a partire da loro. C'è poco tempo ed è quindi ora di prendersi impegni pubblici, espliciti e dirimenti.

I tre punti che ho segnalato dovrebbero essere, a parer mio, l'agenda di gennaio. Infine una parola per chi, nel gioco ormai stucchevole fra tecnica e politica, si predispone a promuovere, chissà in quali forme nuove, l'edizione 2012 dell'antipolitica. L'Italia ha già dato.

Per quello che ci riguarda il Partito Democratico ha compiuto un gesto propriamente politico, trasparente e generoso, nel sostenere questa transizione e si predispone ad offrire agli elettori, quando sarà il momento, una proposta riformista e democratica di ricostruzione, alternativa al decennio populista.

Siamo pronti a riconoscere in termini nuovi i codici e i limiti della politica. Anche in questo difficile passaggio, tuttavia, siamo convinti di poterne rafforzare la dignità e l'indispensabile ruolo.


22 Dicembre 2011 - Dublino, Azra, l'Italia e le feste natalizie

Il Natale, per chi crede, è il tempo di nuovo inizio, che detto così sembra un paradosso. Come può qualsiasi cosa iniziare "nuovamente"? Non è forse uno solo l'inizio? Invece ogni volta che dobbiamo andare, partire, c'è un nuovo inizio da considerare, un nuovo punto di partenza.

Una storiella irlandese ci racconta di un guidatore il quale ferma la sua auto e chiede a un passante: «Mi scusi, signore, potrebbe cortesemente dirmi come posso arrivare a Dublino da qui?». Il passante si ferma, si gratta la testa e dopo un po’ risponde: «Bene, caro signore, se dovessi andare a Dublino non partirei da qui». 

Chissà da dove partirebbe questo signore per andare a Dublino...
La questione è che qualsiasi situazione personale, familiare, sociale e politica per raggiungere un obiettivo, uno stato desiderato, non può che partire dal punto in cui è e da nessun'altro luogo di partenza.

Ecco allora che appare evidente come anche la manovra del governo Monti debba essere vista in quest'ottica, dal punto di partenza in cui si trova l'Italia, che rischia il default e, come ci ha spiegato bene il senatore Stradiotto alla cena di circolo di venerdì scorso, non se lo può permettere. A differenza di altri paesi, il debito pubblico italiano è, per gran parte, con gli italiani e non pagare quello con gli investitori esteri precluderebbe future possibilità di relazioni commerciali, esito deleterio per un paese privo di materie prime, che fonda l'occupazione sui processi di trasformazione. Ok, questo é il punto nel quale si trova la storia del nostro paese, molte difficoltà, ma anche punti di forza, risorse umane e materiali in cui credere ed investire!

Il PD non rinuncia ad un suo progetto per una "buona società" ma, con coerenza, parte dal contesto in cui ci troviamo. Sempre più complesso di quello che vogliono far apparire e, comunque, non rinuncia a portare le sue istanze. A questo proposito vi invito a leggere il documento allegato, dove sono indicate le correzioni effettuate alla manovra proposte dal PD.

La priorità e l'augurio per l'Italia è che possa riconquistare credibilità in Europa, e che dopo essere riuscita a fare ciò che Strasburgo le ha chiesto, possa arrivare a  chiedere all'Europa stessa le riforme necessarie per ridare solidità, senso e sostanza alla comunità degli stati europei.

Un'autorevolezza da ritrovare e in parte ritrovata, quindi, come quella del nostro partito qui a Scorzé, dove possiamo e dobbiamo portare un contributo sempre più di spessore e alternativo. Le forze ci sono, basta anche constatare l'alta partecipazione alla cena...

Termino augurando davvero buone Feste a tutti, e lo voglio fare con la foto che trovate qui sotto, che parla di una bimba di quindici giorni, Azra, estratta viva dopo il terremoto di Van in Turchia. Un inno alla forza della vita, un'inizio dopo una temuta fine. Anche la sua storia partirà da lì, e da nessun'altro punto.

Buon Natale e un sereno 2012.

Gigliola Scattolin
Segretario del Circolo PD di Scorzé


7 Novembre 2011 - UN GRANDE PAESE MERITA UN FUTURO MIGLIORE!!

Discorso Bersani - 5/11/2011 Roma

Il nostro Circolo ha contribuito al grande successo della manifestazione nazionale a Roma del 5 Novembre, partecipando all'evento con il pullman del Miranese.


26 Ottobre 2011 - LA LEZIONE E' FINITA?

Giovedì 3 novembre 2011, alle 20.45, c/o la sala Stignani-Salici a Peseggia, abbiamo organizzato un’assemblea pubblica per affrontare le problematiche e le prospettive della scuola oggi.

Il nostro obiettivo è di mettere in luce le criticità ma anche i punti di forza della realtà scolastica sui quali è doveroso investire, partendo dai diversi punti di vista di chi vive all’interno di questa istituzione, cioè i docenti, gli studenti e i genitori.

Interverranno il prof. Umberto Margiotta e Andrea Ferrazzi.





21 Settembre 2011 - IL PD, LA CRISI E LA “QUESTIONE MORALE"

Nella Direzione Nazionale del 24 giugno, con la relazione di Pier Luigi Bersani è stato dato avvio al percorso della Conferenza sul Partito. Durante l’estate vari contributi si sono aggiunti attraverso le discussioni all’interno delle varie feste democratiche e convegni.

Anche il Circolo di Scorzè si inserisce in questo percorso, per questo vi informiamo che è convocata l'assemblea per iscritti e simpatizzanti per:


MARTEDI’ 27 SETTEMBRE, ore 20.45 in Sala Gatto:

IL PD, LA CRISI E LA “QUESTIONE MORALE

per leggere la convocazione clicca qui...


16 Settembre 2011 - Mestriner: come predicare male e razzolare peggio

La posizione del sindaco sulla manovra economica
E’ noto a tutti come la combinazione dei tagli agli Enti Locali e dell’effetto distorsivo ed iniquo del patto di stabilità, che castiga anche i comuni virtuosi, produca di fatto la paralisi delle Amministrazioni locali.

Scorzè ha un sindaco che  non si unisce alla protesta degli altri primi cittadini e non trova niente da dire contro la manovra che aggiunge  altri tagli ai Comuni.

Scorzè è penalizzato nei trasferimenti dei contributi dallo Stato? Bisogna togliere a tutti, perché Scorzè garantisce i servizi ed ha tagliato gli sprechi! Questa la posizione di Mestriner.

Ma non è così:
  • Scorzè ha tagliato i servizi caricando sulle spalle delle famiglie e dei cittadini costi ed aumenti che da dovuto decidere grazie ai tagli.
  • Scorzè ha rinunciato a gestire alcuni servizi ( asilo nido ad es.), che, in mano a privati, hanno visto schizzare all’insù il costo mensile. Chi paga? Le famiglie.
  • Scorzè ha il costo più alto per il buono mensa di tutti i comuni vicini. Chi paga in più? Le famiglie.
  • Scorzè ha aumentato i costi del trasporto scolastico. Chi paga in più? Le famiglie.
  • Scorzè ha aumentato i costi delle palestre. Chi paga in più? Le famiglie.
  • Scorzè ha tagliato di più del 50% la spesa sul sociale. Chi paga? Le famiglie.
  • Scorzè non ha dato alcun sostegno per il doposcuola, organizzato per il venir meno del tempo pieno. Chi paga? Le famiglie.

E’ un modo tutto originale di tagliare gli sprechi: costringere i cittadini a mettere le mani al portafoglio!

Ma non basta.
  • Mestriner non ha nulla da dire contro il patto di stabilità, che ha l’effetto di paralizzare la spesa: tuttavia davanti ai cittadini lo invoca come una giustificazione per la mancata di realizzazione di opere(strade,  piste ciclabili, scuole, opere idrauliche, interventi sugli impianti sportivi …).
  • Mestriner tuona contro gli sprechi? Eppure ha una giunta di sette assessori, in un tempo in cui non è stata fatta nessuna opera pubblica. Chi paga? Sempre i cittadini.
  • E poi i tagli a province e regioni: che  tolgano linee di autobus e i nostri studenti stiano a terra, che  taglino i servizi sanitari,  gli orari scolastici, che aumentino i ticket, che le strade siano in uno stato pietoso ecc. non interessa nulla al sindaco?
  • Siamo poi curiosi di conoscere quali siano i tagli che ancora potrebbero sopportare le nostre famiglie, quali servizi Mestriner pensi di aumentare o eliminare, quali tasse mettere, perché già Scorzè indietreggia nei servizi rispetto ai comuni vicini e ha perso il treno dell’esecuzione delle opere pubbliche.
E i cittadini pagano già di tasca loro.

Va bene cercare di fare il solista, va bene distinguersi per la fedeltà alla politica e l’acquisizione di futuri meriti presso il capo, ma è proprio di pessimo gusto cantare il Te Deum mentre stai mettendo in ginocchio la tua gente.


16 Agosto 2011 - La manovra alternativa del PD
Contro una manovra depressiva e ingiusta, le 7 proposte del PD. Paghi chi non paga mai.

Il Pd non si sottrae dunque alla sfida che il paese ha di fronte e mette a disposizione il proprio contro piano, un progetto responsabile e alternativo per il bene del paese. Per l’abolizione o il forte alleggerimento delle inique misure del governo noi dunque proponiamo:


1. Per affrontare l’emergenza si prevede un prelievo straordinario una tantum sull’ammontare dei capitali esportati illegalmente e scudati, in modo da perequare il prelievo su questi cespiti alla armonizzazione della tassazione sulle rendite finanziarie al 20 per cento e di adeguare l’intervento italiano alle medie delle analoghe misure prese nei principali paesi industrializzati. Gran parte di questi 15 miliardi dovrà essere utilizzata per i pagamenti della Pubblica Amministrazione nei confronti delle piccole e medie imprese e per alleggerire il patto di stabilità interno così da consentire immediati investimenti da parte dei comuni. 
2. Un pacchetto di misure efficaci e non solo di facciata contro l’evasione fiscale, tali da produrre effetti immediati, consistenti e concreti. Si propongono dunque alcuni interventi, tra i quali figurano le misure anti-evasione che in parte riprendono quelle dolosamente abolite dal governo Berlusconi: 
    a) tracciabilità dei pagamenti superiori a 1.000 euro (pensare a somme più elevate significa lasciare di fatto tutto come è oggi) ai fini del riciclaggio e soglie più basse, a partire dai 300 euro, per l’obbligo del pagamento elettronico per prestazioni e servizi;
    b) obbligo di tenere l’elenco clienti-fornitori, il vero strumento di trasparenza efficiente; 
    c) descrizione del patrimonio nella dichiarazione del reddito annuo con previsione di severe sanzioni in caso di inadempimento. 
3. Introduzione di una imposta ordinaria sui valori immobiliari di mercato, fortemente progressiva, con larghe esenzioni e che inglobi l’attuale imposta comunale unica sugli immobili, in modo di ricollocare l’Italia nella media e nella tradizione di tutti i maggiori paesi avanzati del mondo.
4. Un piano quinquennale di dismissioni di immobili pubblici in partenariato con gli enti locali (obiettivo minimo 25 miliardi di euro). 
5. Liberalizzazioni. Il Pd propone di realizzare immediatamente almeno una parte delle proposte di liberalizzazione che il partito ha già preparato e presentato: ordini professionali, farmaci, filiera petrolifera, RC auto, portabilità dei conti correnti, dei mutui e dei servizi bancari, separazione Snam rete gas, servizi pubblici locali. Il Pd è contro la privatizzazione forzata, ma non contro le gare e la liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Tutto questo si può fare immediatamente senza bisogno di riforme costituzionali.
6. Politiche industriali per la crescita. Il Pd propone di adottare subito misure concrete per alleggerire gli oneri sociali e un pacchetto di progetti per l’efficienza energetica, la tecnologia italiana e la ricerca, con particolare riferimento alle risorse potenziali e sollecitabili del Mezzogiorno. Sarebbe un errore imperdonabile intervenire sul controllo dei conti pubblici senza mettere in campo, sia pure limitatamente alle risorse disponibili, un pacchetto di stimoli alla crescita e per l’occupazione. In questo contesto rientra anche l’implementazione dei più recenti accordi tra le parti sociali senza intromissioni che ledano la loro autonomia.  
7. Pubblica amministrazione,  istituzioni e costi della politica. In Italia la riduzione della spesa deve riguardare non tanto sulla spesa sociale, ma l’area della Pubblica Amministrazione, le istituzioni politiche e i settori collegati. A Cominciare dal Parlamento: il primo passo è il dimezzamento del numero dei parlamentari.

12 Agosto 2011 - 
Dimissioni in massa dei volontari di Protezione Civile
Il gruppo comunale dei volontari della protezione civile era un fiore all’occhiello del Comune di Scorzè: competenza, attiva, dinamica e presente in tutte le situazioni di necessità, non solo nel territorio comunale, ma anche nazionale, basti pensare al terremoto all’Aquila o all’alluvione nel vicentino, solo per citare due casi.

Non basta: il gruppo in questi anni e con amministrazioni di colore diverso ha sempre svolto la propria attività in concordia e nello spirito del volontariato, anche attraverso la costante diffusione della cultura della protezione civile nelle scuole e presso la popolazione.

Ora cambia tutto: Mestriner e Tranossi forse vogliono una protezione civile comunale politicamente addomesticata...continua

Per l'interrogazione comunale clicca qui...

8 Agosto 2011 - Sabato mattina in Sede a Scorzè

Ogni sabato, salve impossibilità oggettive, la sede del circolo è aperta dalle 10 alle 12. E' un'occasione di confronto e dialogo.

 La nostra sede si trova in via Roma a Scorzè di fronte al Comune.

VENITE A TROVARCI

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